I Cafè Sconcerto e Mario Castelnuovo sulle vie della città ideale
Articolo di: Alberto Barina; pubblicato il 27/02/2006 alle ore 15.43.40.
Lo hanno definito "un esperimento", lo spettacolo messo in scena da Monica Zuccon, Salvatore Esposito (Cafè Sconcerto) e Mario Castelnuovo, dal titolo "Marco Polo e Kublai Kan sulle vie della città ideale" che, per un'intera settimana, è stato replicato nella piccola sala teatro dei "Cafè Sconcerto", alle porte di Venezia.
Una dimensione intima (data non solo dal reale spazio fisico disponibile) ed unica, nella quale è stato possibile ascoltare e riappropriarci di alcune pagine di Italo Calvino, preziosamente intervallate dalla poesia delle canzoni del cantautore romano Mario Castelnuovo.
Una scommessa per gli stessi Monica e Salvatore che, maggiormente legati ad un linguaggio di tipo cabarettistico ed apprezzati e conosciuti nel Triveneto proprio per questa loro verve, si sono lanciati, pur mantenendo sempre una certa ironia di fondo, nella realizzazione di una rappresentazione teatrale di un'ora e un quarto che, sicuramente non fa ridere ma, che richiede piuttosto allo spettatore una certa predisposizione alla riflessione.
Certo, una riflessione sullo spazio delle nostre città, nelle quali noi tutti ci troviamo a camminare, a vivere e delle quali, quasi quotidianamente, ci vengono vorticosamente deturpati e sottratti gli spazi vitali, ad esempio con nuove costruzioni, edifici, centri commerciali, cattedrali e colate di cemento e quant'altro e del quale degrado, spesso, siamo non solo inermi spettatori ma anche promotori. Città che divengono dunque a "dismisura" d'uomo e forse per questo…invisibili, così brutte da non poterle vedere e nemmeno più riconoscere.
La città, per vicinanze geografiche, presa un po' ad emblema di questo decadimento quotidiano è Venezia ma, il discorso prende spunto dalle pagine e da una rilettura de "Le città invisibili" di Italo Calvino.
Lo spettacolo inizia con delle luci psichedeliche e delle voci elettroniche, che sembrano voler quasi far atterrare lo spettatore in un'altra dimensione, in un'altra era, forse in un altro pianeta, certo, il pianeta delle città invisibili, delle città che non sono più città…poi di nuovo il buio e pian piano sale la musica e la voce di Athina Cenci nello splendido recitativo di "Montaperti".
Mario Castelnuovo, nel contesto di questo generale abbrutimento cittadino, si fa portatore invece con la freschezza della sua voce, delle sue canzoni che vengono da lontano, della sua chitarra, di un messaggio positivo; ci dice che in fondo c'è ancora un angolo delle nostre città rimasto intatto, una piccola aiuola fatta di poesia in cui si può ancora respirare e sperare, una sorta di piccolo giardino, forse un piccolo viale, in cui poter passeggiare tranquillamente lontano dai rumori e dal caos.
Così, intervallando i dialoghi dei "Cafè Sconcerto" Mario lascia cadere, a volte quasi malinconicamente come foglie, oppure fa sbocciare talvolta come fiori, alcune tra le più belle canzoni della sua ultima fatica discografica: "Che ora è", "Compagnia d'arte scenica viaggiante", "Le galline del convento delle suore di clausura (sono malate)", "Il florilegio", "Radio Valzer", "L'avemaria di un clown" e dal suo repertorio tre chicche come: "Oceania", "Nina" e "Ma vie je t'aime", senza dimenticare anche il suo contributo in un breve intervento tra il parlato ed il recitato, in uno scambio di battute con Monica e Salvatore tratto da un racconto di Marcovaldo "Luna e Gnac", sempre di Calvino.
Lo spettacolo non poteva trovare chiusura migliore se non proprio nelle parole di Goethe pronunciate da Monica: "E' ai bambini ed agli uccelli che devi chiedere il sapore delle ciliegie e delle fragole" e, successivamente, nella musica e nella voce di Lina Wertmuller: "Com'erano venute buone le ciliegie nella primavera del ‘42".
Ora, a proposito di città… non ci resta che sperare che questo spettacolo possa giungere anche in spazi teatrali più ampi di altre città…pero' visibili!!!
Siti Internet: www.mariocastelnuovo.com
Fonte : nessuna.
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