Home: Articoli: Interviste

Tribuna Ludu: dal post punk al power rock, la ricerca del trio fiorentino e' senza limiti (intervista)

Articolo di: Gian Luca Barbieri; pubblicato il 25/03/2009 alle ore 12.37.31.

tribunaludu.jpg

Il power trio fiorentino Tribuma Ludu, attivo da quattro anni, arriva alla sua prima produzione discografica, In Etere, un album con buone potenzialita' che rivela uno slancio originale verso la ricerca di nuovi orizzonti musicali.

Tribuna Ludu

Tribuna Ludu è il nome di un power trio fiorentino che si è costituito da poco più di quattro anni e che ora presenta il suo esordio discografico, "In Etere", pubblicato da Danza Cosmica e distribuito da Audioglobe. Disco che contiene buone potenzialità e soprattutto uno slancio originale alla ricerca di qualche territorio musicale che possa costituire lo specifico della band. Federico Fracasso alla chitarra e voce, Cristiano Bianchi al basso e voce e Simone Vassallo alla batteria e voce (più qualche spruzzata di synth da parte dei primi due) percorrono un’area che ricrea gli echi post-punk e la grinta di una certa new wave, ricreando però i modelli classici alla luce di apporti personali. Apporti che vanno nella direzione di un’accentuazione del ritmo e della percussività e di un uso della strumentazione, dei testi e della voce tagliente e graffiante.

Ne nascono canzoni che si pongono al di fuori dagli schemi consueti. Interessanti a questo proposito "Cardiopalma", giocata su un collage di stilemi memorizzati da canzoni "classiche" ricontestualizzati e inseriti in una dimensione straniante e divertente caratterizzata da supporto musicale elettrico e battente; "Il passo dell’oca", con tono che richiama i vecchi CCCP e con inserite voci dal vivo che parlano di fascismo; "Etere", con un inizio sperimentale del tutto convincente; "JPII" irriverente tributo alla figura e alla morte del papa Giovanni Paolo II.

È un gruppo destinato a dare il meglio di sé nelle esibizioni dal vivo, di fronte ad un pubblico di adolescenti e tardo-adolescenti, o comunque di persone che hanno conservato dentro di sé la capacità di divertirsi con leggerezza. Abbiamo intervistato Federico Fracasso.

Un nome impegnativo il vostro. Potete spiegare i motivi di questa scelta?

Ad essere sinceri è stata una scelta, almeno in parte, casuale. Quando si è trattato di adottare un nome definitivo per il gruppo ho proposto questo, sulla base di ragioni puramente fonetiche. Solo in seguito, riascoltando una canzone dei CCCP Fedeli alla Linea, ho realizzato da dove provenisse l’ispirazione: la pubblicazione Tribuna Ludu, organo di informazione del partito comunista polacco fino al 1989, veniva citata da Ferretti accanto alle omologhe Pravda e Rude Pravo.

Storicamente i polacchi hanno sempre individuato nella religione cattolica, più che in una qualche fede politica, il collante della propria identità nazionale. Si pensi ad organizzazioni come Solidarnosc o alla figura di Giovanni Paolo Secondo. Di conseguenza, l’imposizione di un regime comunista in Polonia era decisamente in contrasto con la sensibilità popolare, immagino in misura persino maggiore che in altri paesi del blocco est-europeo. Identificarsi con qualcosa di così fortemente avversato è stato un po’ come eleggersi a voce degli indesiderati, un modo per dire "anche se non vi piace la nostra musica adesso ve la sorbite lo stesso". Il che si confà alla nostra indole perché ci piace essere fastidiosi.

Inoltre, le due parole che compongono il nome richiamano alla mente i concetti di tribale e di ludico, due elementi che caratterizzano fortemente la nostra produzione musicale visto che siamo dei selvaggi a cui piace sperimentare. In breve, scelto un nome perché ce ne piaceva il suono, abbiamo esplorato le implicazioni che questo comportava e abbiamo deciso che ci sentivamo a nostro agio con ognuna di esse.

Sarei curioso di conoscere in breve la vostra storia musicale personale, come vi siete riuniti, quale idea di fondo vi ha fatto mettere insieme e come vi collocate nel panorama musicale italiano.

Con Simone, il batterista, ci conosciamo praticamente da quando eravamo in fasce. Durante gli anni delle superiori ci siamo un po’ persi di vista e quando abbiamo ricominciato a frequentare gli stessi giri abbiamo scoperto di condividere una certa sensibilità musicale. Nel Maggio del 2004, in occasione dei festeggiamenti per il mio compleanno, abbiamo formalmente dato inizio al progetto. In realtà la formazione si è stabilizzata solo l’autunno seguente quando Cristiano, che in precedenza aveva già strimpellato con Simone, è entrato in organico al basso. A quel punto tutti i tasselli sono andati al proprio posto e le cose si sono sviluppate sempre più velocemente.

L’intento comune era quello di dedicarsi a qualcosa di fortemente improntato sul ritmo, una musica energica, grezza e senza troppi fronzoli, ma al contempo dionisiaca e liberatoria. In pratica vorremmo sfruttare le proprietà catartiche del ballo per combattere le nevrosi proprie della società contemporanea. Su di noi funziona, spero anche sul pubblico. Per quanto riguarda il panorama italiano non saprei dove collocarci…forse a sinistra della Pausini?

In alcune vostre canzoni sono inseriti suoni della realtà. Per quali motivi avete utilizzato questi materiali sonori eterogenei?

Lavorare in studio rende possibile sviluppare idee che dal vivo sarebbero difficilmente realizzabili. È anche questa una maniera di sperimentare e divertirsi. Se effettuati in maniera non invasiva, degli interventi di questo tipo possono arricchire notevolmente l’efficacia di un brano. In alcuni casi i suoni "concreti" (rumori di oggetti, strumenti non convenzionali e quant’altro) hanno contribuire a cementare l’impianto ritmico (o anche aritmico) dei pezzi. I campionamenti vocali hanno invece assolto ad una funzione più concettuale, integrandosi con i testi e contribuendo a spiegarne il senso.

La musica trasmette messaggi di vario tipo. Quali messaggi affidate in generale alle vostre canzoni, cosa devono dire agli ascoltatori. E a quali ascoltatori vi rivolgete?

Non vedo perché limitarsi, direi che ci rivolgiamo a tutti quelli che sono disposti ad ascoltare! Non so se esiste un messaggio ben preciso nelle nostre canzoni al di là di quello che vorrebbe trasmettere la musica, ovvero l’invito a perdersi in una sorta di caos liberatorio. Comunque a livello lirico ci muoviamo su di un terreno abbastanza simile. I miei testi sono perlopiù riflessioni su determinati stati d’animo, oppure osservazioni distaccate e un po’ ironiche sull’assurdità di certi eventi, momenti storici, personaggi. Nel mio caso, fissarli su carta significa togliermeli dalla testa e quindi l’operazione assolve ad una funzione piuttosto catartica!

Qualche chiarimento relativo alla canzone su Giovanni Paolo II.

Direi che i fatti qui parlano da soli. Semmai ci sarebbe da precisare che non si tratta di una canzone pro o contro quel Papa o la Chiesa, al di là delle convinzioni personali in materia. Piuttosto pone l’accento su come un determinato avvenimento sia stato sfruttato per fini puramente mediatici, con esiti a volte piuttosto grotteschi. Quando ho visto che in edicola vendevano addirittura l’album di figurine di Giovanni Paolo Secondo mi sono domandato se ero matto io che non ne capivo il senso. E mi sono risposto di No.

La vostra esperienza dal vivo: come si differenzia da quella in studio e quale settore di pubblico vi segue?

In studio è possibile prestare una maggiore attenzione alla cura dei particolari e, come ho già detto, sperimentare sul suono in maniera molto creativa. Dal vivo abbiamo sicuramente un approccio più grezzo e istintivo, puntiamo meno sull’intelletto e più sulla fisicità. D’altra parte non c’è dubbio che si tratti di due dimensioni piuttosto diverse, l’eccitazione provocata dal rapporto diretto con il pubblico è impossibile da ricreare in studio ed è quindi naturale che ci si concentri su altro. Per quanto riguarda chi ci segue… non saprei, i ventenni alternativi? Ma non solo, a dire il vero. Diverse persone non appassionate di questo genere di musica (o di musica, in generale) hanno espresso apprezzamento quando ho fatto sentire loro le nostre cose.

Ho notato inoltre che riscuotiamo un certo successo fra i quarantenni, probabilmente perché molte nostre fonti di ispirazione risalgono alla prima ondata post-punk. Non sono ancora sicuro di quali effetti possa provocare la nostra musica sui bambini, escluderei però dal novero degli estimatori gli ultrasettantenni. Ho provato a propinare la nostra roba a mia nonna e mi ha risposto che siamo "interessanti", ma si vedeva che lo diceva per farmi piacere...

Concludendo, qualche vostro progetto per il futuro.

Per ora direi principalmente promuovere il disco poi vedremo, da cosa nasce cosa..

Link: Tribuna Ludu Myspace