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O Casta Musica di Fabio Zuffanti

Articolo di: Alberto Barina; pubblicato il 28/06/2012 alle ore 1.46.52.

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Nel libro ''O casta musica'' Fabio Zuffanti affronta e prende di mira quelli che, per l'autore, sono vizi, storture e brutture del mondo musicale italiano.

O Casta Musica di Fabio Zuffanti - copertina libro

Autore: Fabio Zuffanti
Titolo: O Casta Musica (Pamphlet ribelle contro la "Malamusica")
Casa editrice: Volo libero Edizioni Milano
Data di uscita: Settembre 2012
Pagine: 166

"..E per democrazia intendo un panorama che veda la presenza dei cantanti più famosi di musica commerciale, disimpegnata, o quello che volete MA NON SOLO!!!! Quello che io auspico - e se cui cocciutamente mi batterò fino a che avrò avuto soddisfazione - è che i Vasco, i Ligabue, le Pausini, restino dove sono ma che le persone non debbano più subire il bombardamento mediatico che subiscono, atto a sottolineare che chi merita spazio sono unicamente loro. Perché non è giusto e non è vero! Si tratta di professionisti che hanno scritto indubbiamente belle canzoni che sono arrivate al cuore di molti, ma nel nostro paese operano centinaia di talenti che meriterebbero di stare sul piedistallo quanto e più di loro. Il grande ed annoso problema è che l'esposizione degli artisti sopra menzionati porta le persone a pensare che solo loro sono i più bravi, i più belli i più meritevoli. Mentre in realtà non è vero!"

"Nessuno desidera la vostra felicità perché la gente felice non consuma" (Frederic Beigbeder)

Non mi capitava di sottolineare pagine e paragrafi di un libro, credo, da quando ho smesso di andare all'Università, ed è piacevolmente ricapitato con questo libro di Fabio Zuffanti "O casta musica". Sottolineare frasi e pensieri perché li ritieni importanti, perché senti che li condividi, perché dici... porca p(uttana) o (uzzola) questo c'ha ragione!

Di questo libro dico anzitutto che mi piace il formato, quasi tascabile, quasi un breviario, quindi nessun disturbo di grandezza.

Un pamphlet ribelle? un cahiers de doléances... personalmente non vi leggo alcuna "doléance" o rammarico anzi, credo, sia scritto con estrema coerenza e lucidità, con "Il candore dei bambini" (giusto per citare il titolo di una canzone di una cara amica cantautrice: Marina Barone - Tiè Fabio ti ho citato una che purtroppo non conoscono nemmeno i sassi), proprio da chi vorrebbe vedere le cose andare un tantino meglio in questo nostro martoriato paese, anche e soprattutto in ambito musicale.

Mi preme ricordare in sede, la portata tzunamica che un immortal noto politico, qualche anno fa, fece pronunciano lapidaria sentenza, alla stregua di un "eppur si muove": "Con la cultura non si mangia"; se tanto mi da tanto, appare fin troppo chiaro in che razza di mani e quanto (e come) sia tutelata la cultura in Italia (e di conseguenza la musica). La musica è arte, lo ribadisce più volte Fabio, e in effetti proprio questo è il concetto che abbiamo perso di vista quasi completamente... forse perché haimé di artistico c'è rimasto ben poco e forse di questo, qualche grazie lo dovremmo a chi ci ha riconglionito con anni di culi, tette e bunga-bunga politically-incorrect televisivo.

L'autore del libro si pone qui molte domande: giuste, leggittime, che però difficilmente trovano risposte, risposte esaurienti, convincenti, proprio perché risposte - assolute - non ce ne sono. Domande che forse noi tutti dovremmo cominciare a porci o quanto meno dovrebbero cominciare a farci riflettere un po' su... ad esempio, come mai nelle radio e tv passano sempre la stessa musica e gli stessi artisti? Ve ne siete mai accorti? Come mai se anche Vasco Rossi all'improvviso decidesse di cantare l'elenco del telefono riempirebbe ugualmente con i suoi concerti, stadi, piazze ed arene? Come mai l'Eros Ramazzotti degli esordi è regredito alla stregua di "Homus cantorus" svagonandoci ora i maroni con canzoni che farebbero rimpiaregere persino i 45 giri di Wilma De Angelis? Come mai Jovanotti basta che apra la bocca, qualsiasi cosa dica o canti (pure male) è sempre sulla breccia (di Porta Pia) e un altro al suo posto a quest'ora starebbe asciugando i cessi della Tiburtina? Perché Titty Ferro incanta, meraviglia, sbalordisce tutti figlie, casalinghe, parrucchiere con i suoi "rossi relativi" e le sue "isole negli occhi"?

Qui ci sono nomi e cognomi, bisogna farli, vanno fatti, non si può sempre lanciare il sasso e nascondere la mano...

C'è bisogno di qualche colpevole?, di qualche capro espiatorio? forse no... ma di certo la situazione musicale qui si è fatta strana (da metà degli anni '90 sicuramente abbiamo assistito ad un rapido tracollo generato sicuramente dal nefasto evento delle boy-band in primis), la musica si è fatta qualitativamente più scadente, tutta pressochè uguale rinominata genericamente pop-rock..., senza contare il fiorire di gruppi, gruppetti emuli-tremuli rock ma che di rock spesso non hanno neanche le mutande.

Ma nel libro c'è anche di più, quasi una sottile indagine sociologica di come probabilmente vi sia stata una vera e propria manovra "dall'alto" che ha fatto si (che fa si), che i primi fruitori di musica in Italia (i giovani soprattutto), non abbiamo più possibilità di scelta, non abbiano la possibilità di conoscere altro se non quelle 4/5 star che rimbalzano spesso imbruttendo musicalmente radio, tv, videoclips, interviste, concerti etc... e che poi talvolta fuoriescono dai talent-show o da "x-factor" (piaghe sociali della musica).

Di conseguenza scatta (o scatterebbe), tra le altre cose, "l'operazione branco": se non ascolti un determinato tipo di musica, se non apprezzi quel tipo di musica, o di artista, sei fuori, non sei considerato e, quel che è ancora peggio, ciò fa in modo che non vi sia più la curiosità, la sensiblità per cercare altro, per ascoltare altro, qualcosa di diverso... bastano dunque un Vasco Rossi forever (come la coperta di Linus), basta la Pausini a vita, basta un Tiziano Ferro 24 ore su 24 (come un distributore automatico), basta non perdere una puntata di x-uccelli di rovo- factor e non dimenticarsi di trasformare la canzone pure in codice e televoto, tutto questo non in nome dell'arte (e spesso nemmeno del talento), bensi in nome dello sfregamento di mani degli introiti dei discografici e della siae e degli inciuci e mafiette varie che caratterizzano da sempre il bel paese.

Plagio delle menti?, sonno delle coscienze? idolatria musicale? Fenomi da baraccone?

Ma già che son qui mi preme aprire la carlinga di questo pazzo aereo (perché anch'io qualche sassolino me lo tolgo voelntieri) ricordando o citando tre episodi con relativi "artisti" che significativamente hanno contribuito a dare lustro alla musica sconfinando nella spazzatura delle 7 note italiche:

  1. Festival Di SanRemo, giovani proposte del 2000 se non ricordo male, la discografica per eccellenza (attenta, sensibile, auscultatrice ed accalappiatrice di suoni che passa pure... ingiudicata) ci rifila sul pomposo palco... le bibite gassate... corrispondenti al nome di "Gazosa"... li ricordate no???? Io credo di avere ancora del gas inevaso dallo stomaco da allora... ma il gruppo pare essersi polverizzato poco dopo;
  2. Figli di papà crescono e rimbecilliscono a suon di tatuaggi e capitani uncini (ero rimasto ad un più casereccio "Capitan Findus" che rifilava bastoncini) e partoriscono encomiabili melodie con "Bella di Padella" (da mandare i nas a sigillare lo studio di registrazione);
  3. Cantautore ma un po' tutto fare (scrittore, teatrante)... pompato anche lui per un bel po' tal Cristicchi (oh! dite quello che volete ma 'sto cognome a me fa sempre venite in mente una marca di grissini), salutato dalla critica come la nuova promettente piccola vedetta (romana) del cantautorato nostrano. Bene, basta ascoltare i suoi cd (si annovera per altro anche un duetto niente meno che con Alda Merini - come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa), per nutrire seri dubbi sulle reali capacità compulsive e compositive di questo soggetto extra-ute(cante)rino.

Ma torniamo al libro di Fabio che in una seconda parte, quasi per gioco, si diverte a proporre delle brevi lettere indirizzate "ipoteticamente" ad alcuni personaggi della musica e dello spettacolo di casa nostra e senza troppi risparmi. Un'ultima parte invece è riservata a tutta una serie di interviste a professionisti ed addetti ai lavori, tra le più interessanti quella realizzata con il cantautore Eugenio Finardi, con l'ecclettico gionalista Tommaso Labranca e con il cantautore Giancarlo Onorato.

Molte cose non ho detto di questo libro, della musica indie, del prog-rock, della musica del sottobosco, delle radio solo grandi suc(c)essi, ... ma direi che lascio a voi il piacere delle scoperta, consigliando vivamente la lettura anzitutto proprio ai giovani, ai ragazzi che aspettano la liquefazione del sangue di S. Vasco di Zocca, o che nello scaffale della propria libreria hanno il secondo libro di Tiziano Ferro... e poi provate a fare anche voi il gioco... fate caso mentre fate la spesa, tra zucchine e cavoli, a che tipo di musica esce dalle altoparlanti dell'ipermercato (ammesso che non sia sintonizzato su Radio Maria) dovreste notare come vi sia una certa ripetitività di proposta musicale... meditate gente, meditate (e non è questione solo di una birra!!!)

Grazie Fabio per aver gettato questo sasso nel mare magnum di un sistema caustico e claustrofobico musicale.

Il libro sarà disponibile ufficialmente nelle librerie a partire dal settembre 2012. Puo' essere richiesto direttamente alla casa editrice http://vololiberoedizioni.it

E a questo link vi si possono leggere le prime 17 pagine.

Sito di Fabio Zuffanti